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FRATRES: I GIORNATA 2012 DONAZIONE SANGUE E TIPIZZAZIONE HLA IN SEDE |
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Scritto da Maria Ronchi
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Mercoledì 25 Gennaio 2012 10:48 |
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Domenica 29 gennaio dalle ore 8.15 alle 11.30, sarà organizzata una RACCOLTA di SANGUE, presso la nostra sede, in piazza Risorgimento 1, ex scuola materna, ingresso lato cortile.
Prima del prelievo l'aspirante donatore dovrà compilare e sottoscrivere un questionario; sarà quindi sottoposto a visita medica da parte del medico del Centro Trasfusionale dell’ospedale Di Venere (misurazione pressoria, battito cardiaco e peso) e agli esami di laboratorio (prelievo emoglobina) previsti dal protocollo di legge per la tutela del donatore e del ricevente. Una volta ottenuto il consenso del medico, il donatore sarà sottoposto al prelievo.
La donazione ha una durata media di 5/10 minuti ed è assolutamente indolore. I risultati delle analisi eseguite saranno inviati direttamente al domicilio del donatore nel pieno rispetto delle norme della legge sulla privacy: esame emocromocitometrico completo, transaminasi ALT con metodo ottimizzato, sierodiagnosi per la Lue, HIVAb 1-2 (per l'AIDS), HBsAg (per l'epatite B), HCVAb e costituenti virali (per l'epatite C), Conferma del gruppo sanguigno (AB0) e del fattore Rh. Alla prima donazione vengono determinati: ABO, Fenotipo RH completo, Kell, Ricerca anticorpi irregolari Anti-eritrociti, etc.
Il mattino del prelievo è preferibile essere a digiuno o aver fatto una colazione leggera a base di thè o caffè poco zuccherati. Le donne che hanno in corso la terapia anticoncezionale non devono sospenderne l'assunzione quotidiana.
Ricordo che la legge del 13 luglio 1967 n. 584 all'art. 1, stabilisce che i donatori di sangue e di emocomponenti con rapporto di lavoro dipendente hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l'intera giornata in cui effettuano la donazione, conservando la normale retribuzione per l'intera giornata lavorativa.
Per legge esistono intervalli minimi tra una donazione e l'altra a tutela della salute del donatore stesso: - ogni 3 mesi per gli uomini e le donne in menopausa; (possono dunque sottoporsi a prelievo anche i periodici che hanno donato il 30 ottobre); - ogni 6 mesi per le donne in età fertile; - 1 mese tra una donazione di sangue ed una successiva donazione di plasma.
QUALCUNO STA ASPETTANDO DI TORNARE ALLA VITA SOLO GRAZIE AL NOSTRO GESTO DI ALTRUISMO.
SI RICORDA LA POSSIBILITA', IN CASO DI REALE NECESSITA', DI POTER INDICARE UN ORARIO DI PRENOTAZIONE.
VI ASPETTIAMO CON TANTE NOVITA' E CON LA POSSIBILITA' DI SOTTOPORSI A TIPIZZAZIONE HLA PER LA DONAZIONE DI MIDOLLO OSSEO, CON UN SEMPLICE PRELIEVO DI SANGUE (pari a meno di una provetta). VALGONO GLI STESSI CRITERI DI INCLUSIONE/ESCLUSIONE PER LA DONAZIONE DI SANGUE.
DONA SANGUE, DONA LA VITA. |
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Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 10:39 |
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LA SINDROME GENOVESE AI TEMPI D'OGGI: storie di ordinaria omertà |
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Scritto da Maria Ronchi
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Martedì 17 Gennaio 2012 10:05 |
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Il 13 marzo del 1964 la ventottenne Catherine Genovese ritornava a casa a piedi dopo una giornata di lavoro. Non c’era nulla di insolito in questo, se non che quella fu la sua ultima passeggiata, fu infatti pugnalata e assassinata da un aggressore sconosciuto dopo essere stata violentata.
Sebbene questi crimini non siano nuovi a New York, questo delitto scioccò ed ebbe ripercussioni sul mondo intero.
La storia, riportata da tutti i giornali, non si soffermava tanto sui particolari dell’omicidio, quanto sul fatto che di 38 testimoni che avevano assistito, nessuno, aveva chiamato la polizia durante l’aggressione.
Se ogni testimone avesse chiamato la polizia al momento in cui iniziò l’aggressione, quasi certamente Catherine Genovese sarebbe ancora viva oggi.
Il caso di “Kitty” Genovese (come fu chiamata dai mass-media) catalizzò le ricerche sullo studio del comportamento dei passanti e sulla loro inerzia nell’agire. Tale fenomeno è ormai noto come “Sindrome Genovese”, di cui psicologi e sociologi ancora discutono le cause.
Se ci capitasse di aver bisogno di aiuto, chi ci sta vicino lascerà che ci facciano del male o ci presterà soccorso?
L’interrogativo ancora attuale è: perché nessuno chiamò la polizia quando videro chiaramente che una donna innocente stava per essere uccisa?
Mi son fatta più volte la stessa domanda alla luce di quanto accade ai giorni d’oggi, agli eventi criminosi che stanno interessando da un pò di tempo il mio amato paese, e soprattutto a quanto avvenuto la scorsa settimana in piena piazza cittadina, tale piazza Don Bosco, e alle 12 del mattino.
Mio padre, recatosi in banca per alcune operazioni di prelievo, sarebbe stato poi aggredito, picchiato e derubato, da due malfattori a viso coperto.
L’aggressione durata alcuni minuti, tra il dimenarsi nel tentativo di difesa e le urla di mio padre è passata sotto la completa omissione di soccorso da parte dei passanti, e da chi in quel momento era a pochi metri dal luogo del fatto.
Le invocazioni di aiuto sarebbero arrivate a circa 500 mt di distanza dall'aggressione, sarà poi raccontato da alcuni, "testimoni uditivi", ma che non hanno, comunque, scomodato la propria coscienza.
Certo è, che mio padre ne aveva di aria nei polmoni, nonostante la cordicella a cui porta sempre appesi gli occhiali stringesse sul suo collo.
Non chiedo, qui, atti di eroismo. Gli eroi, forse, non esistono più. Ma sarebbe bastata una semplice e tempestiva chiamata al 112 o al 113.
Volendo tener fede all’analisi condotta quasi 50 anni fa in ambito sociologico: "contrariamente alle aspettative comuni, maggiore è il numero di spettatori che guarda qualcuno in pericolo, più è bassa la probabilità che qualcuno si assuma la responsabilità di fare il primo passo per aiutare quella persona".
Le ragioni addotte per raggiungere queste conclusioni includono il fatto che gli spettatori vedono che nemmeno gli altri stanno aiutando, e credono che ci sarà qualcuno più qualificato per aiutare.
Semplice mancanza di senso di appartenenza alla propria comunità? Ignoranza pluralistica che porta il singolo a non intervenire se prima non l’abbia fatto l’altro? Diffusione di responsabilità o disimpegno morale, per cui ognuno si sente meno responsabile di dover affrontare l’emergenza, nella convinzione che qualcun altro possa intervenire?
Reagire o non reagire, questo il dilemma!
Tutto questo, alla luce di quanto accaduto, continua ad occupare i miei pensieri: come hanno potuto tutti quei testimoni ignorare le grida di aiuto?
Perché non hann fatto nulla?
Le grida inascoltate di Catherine, avvenute 50 anni fa e quelle di tante altre vittime, sono state vane, o questo ha fornito una lezione per chi si possa trovare in una situazione simile? La storia si è rivelata, maestra di vita?
Direi proprio di no. Allora penso a me, alla mia indole, alle situazioni di emergenza che la vita mi ha posto innanzi. A tutte le volte che ho teso incondizionatamente la mano, senza pensarci due volte. È stata la prima lezione di vita impartitami da mio padre. Perchè eroe non significa essere "Titani".
Eroe è, ai tempi d'oggi: "chi si butta intero nella mischia, chi sa sciogliere le riserve mentali, chi non ha paura di buttare tutto all’aria e di riedificare, chi non rifiuta di tornare sui propri passi, chi sfodera il sorriso nel mare in tempesta, chi scarta gli alibi, chi ti posa la mano sul braccio, chi crede che le cose potrebbero andare meglio, chi non scappa di fronte alle difficoltà, chi non teme di pronunciare verbi che non ha mai sentito né di tacere perché qualcuno ha già parlato meglio.
Credo, insomma, che gli eroi moderni siano quelli che sfoderano come arma micidiale il coraggio di vivere qui e ora, coscienti e partecipi".
Mi ritornano in mente le parole di un collega del mio papà, a cui riservo estrema stima,: “Maria, figlia di cotanto padre…..”.
Oggi posso affermare, di esser diventata ciò che sono per merito e dedizione di un eroe. Poichè lui non non avrebbe lasciato inascoltate le urla di nessuno, perchè lui ha teso sempre la mano, perchè non è mai scappato di fronte a nessuna difficoltà.
E credo non serva neanche tanto esser "figlia d'arte" per aver un elevato senso di giustizia o di coraggio.
Forse lo si acquista solo quando tali avvenimenti non ci toccano da vicino? Voglio credere sia così.
Tuttavia, e alla luce di "questo poco", non mi sento di condannare alcuno. La natura umana ha anche il suo lato perverso. L’uomo è per inclinazione un animale sociale. Viene generato e continua a vivere in virtù dell’aggregazione. E l’aggregazione non sempre porta a forme pro sociali.
Mi sorge allora il dubbio, ma non è che siamo tutti un pò misantropi?
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Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Gennaio 2012 12:37 |
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Ok dall'ordine, l'unica farmacia resterà aperta anche di notte |
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Scritto da Administrator
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Lunedì 16 Gennaio 2012 08:41 |
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Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 30/12/2012

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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 08:44 |
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Scritto da Administrator
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Mercoledì 28 Dicembre 2011 19:04 |
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La Chiesa che non tace di Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo |
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Scritto da AntonioNurra
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Venerdì 02 Dicembre 2011 08:21 |
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Mercoledi 14 dicembre ore 18.30, il Presidio del Libro Cartesio in collaborazione con il Comune di Cellamare ospiteranno nella Chiesa S. Maria Annunziata Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, che presenterà il suo libro "La Chiesa che non tace".
Domenico Mogavero ha una per sonalità umana ed evangelica così poliedrica da spaziare con competenza, schiettezza, efficacia sui grandi temi che ci riguardano.
— Dionigi Tettamanzi
Oggi Domenico Mogavero è il vescovo che dalla Sicilia solleva un grido di protesta contro l’intollerabile situazione dei migranti, abbandonati sulle coste italiane in condizioni di tragica miseria. Ma questa è soltanto l’ultima delle sue battaglie. Da sempre infatti, fin dagli inizi del suo magistero, monsignor Mogavero si batte per i diritti degli ultimi, contro gli errori del Vaticano e la moralità di chi ci governa. Dall’impegno al fianco del cardinale Ruini alla presidenza del consiglio della Cei per gli affari giuridici, dall’attività presso il tribunale ecclesiastico alla nomina di vescovo della diocesi di Mazara del Vallo – territorio di frontiera alle porte dell’Islam –, qualunque fosse il ruolo ricoperto, monsignor Mogavero si è sempre rivolto al cuore delle persone, alla sua parte più combattiva e assetata di giustizia. Commentatore autorevole dei più scottanti temi d’attualità, dai rapporti tra Berlusconi e Gheddafi all’affare Boffo alle rivolte del Maghreb, le sue parole si stagliano sopra il coro degli epigoni, per dare voce a una Chiesa diversa, la Chiesa che non tace.

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Qui Cellamare, pronti a differenziare |
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Scritto da Administrator
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Sabato 19 Novembre 2011 11:02 |
Da www.go-bari.it
di Sara Perilli
Nuove regole per il porta a porta anche nel piccolo comune alle porte di Bari
Mancano ormai solo poche settimane, poi anche a Cellamare, dopo Rutigliano, partirà la raccolta differenziata “porta a porta”, tra grandi entusiasmi e profondi dubbi, in seguito ai quali molti cittadini si sono presentati al primo di quattro seminari informativi, tenutosi a Cellamare presso il Castello Caracciolo. “Vogliamo essere esempio per molti altri comuni” ha spiegato il sindaco di Cellamare Michele Laporta “Ci siamo posti degli obiettivi: quello di essere i primi nella classifica di Legambiente dei paesi pugliesi per materiale riciclato, nella quale ora il nostro paese si trova nella top10 con il 40%, percentuale che puntiamo ad aumentare fino al 65%”. Presenti al seminario come relatori anche Michele De Santis, assessore all’ambiente del comune di Cellamare, l’ingegnere Giuseppe Velluzzi, responsabile dell’impianto di compostaggio, l’avvocato Giacomo Colapinto, direttore generale ATO BA/5, Massimo Santucci, rappresentante dell’Achab Med, e l’ingegnere Vincenzo Gadaleta, direttore tecnico della Lombardi Ecologia. I presenti hanno provveduto ad illustrare nei minimi particolari i modi e i tempi della raccolta e a rispondere ai dubbi dei cittadini “già sentiti in altri comuni”, tranquillizzandoli, dato che inizialmente sarà difficile, ma poi ci si farà l’abitudine. Utile in tal senso è anche stata la testimonianza della prof. Cardascia della scuola media di Cellamare, presente per illustrare le attività manuali svolte dai suoi studenti con materiale riciclato, residente a Rutigliano, che si è detta soddisfatta del servizio, al quale si è facilmente abituata dopo appena una settimana.
In questi giorni dei “facilitatori ambientali” stanno distribuendo di casa in casa il kit per la raccolta differenziata. Per le abitazioni è composto di due cassonetti marroni per l’umido, uno grigio per l’indifferenziata, uno giallo per la plastica e l’alluminio e uno giallo per la carta, tutti con buste in cordinato. L’umido verrà raccolto il lunedì, mercoledì e venerdì, l’indifferenziato il martedì e il sabato, la carta il giovedì e la plastica e l’alluminio il giovedì. Sopravvivranno solo le campane del vetro e i contenitori per indumenti, pile e farmaci. I materiali predisposti vanno posizionati fuori dalla propria abitazione entro le ore 6.00 del giorno di raccolta, a partire dalle ore 22.00 del giorno precedente.
Questo articolo è sotto licenza Creative Commons
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