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Riflessioni sulla lettera di Maria PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 29 Gennaio 2012 16:05

Il 17 gennaio 2012 Maria prende l'iniziativa di raccontare attraverso questo sito un episodio della sua vita quotidiana ed in un certo senso rompe con quelle che sono diventate stanche norme d'uso di questo strumento riconducendosi e riconducendoci allo spirito originale che ne guidò l’ideazione: fornire ai cellamaresi uno strumento di comunicazione accessibile globalmente. Partendo da un angosciante episodio che la ferisce personalmente Maria utilizza questo strumento di comunicazione per interrogarsi, in un certo senso sulla comunità stessa a cui lo strumento viene fornito e finendo per chiedersi: vi è un senso di appartenenza verso la comunità? Bene…anzi: male! Il fatto stesso che un solo elemento della comunità sia portato, se pure conseguentemente ad eventi non usuali a rivolgersi tali tipi di  interrogativi è sintomatico del fallimento di cui la comunità stessa si è resa responsabile: la perdita del senso civico.  Perché tale perdita? Maria chiede: per ignoranza? Per scarso senso di responsabilità? Per disimpegno morale? Probabilmente per tutti questi motivi che, se ci si riflette un attimo, riconducono comunque e ripetutamente alla perdita del senso civico. Ma chi è costui? Cosa è il senso civico? Per caso ha qualcosa a che fare con la civile convivenza? Ovviamente…la “sindrome genovese” è presente dove si perde il senso della civile convivenza e la perdita di tale senso da un lato costruisce un “aggressore” e dall’altro l’atonicità di chi rimane incredulo ed incapace di sopraffare il sopraffattore…se mi si concede il gioco di parole…Quel che trovo paradossale è proprio come tale senso civico si affievolisca man mano che la comunità si espande: dovrebbe essere il contrario! Attraverso l’espansione dovrebbero assorbirsi più elementi consapevoli di tale senso e dunque in un certo senso dovrebbe aumentare la sicurezza globale: non è così! Altri fattori evidentemente concorrono alla creazione delle condizioni a cui si è arrivati e tutte riassumibili nello scarso senso di convivenza civile! Cellamare non è una realtà a se stante: in Italia ci sono una moltitudine di “Cellamare”, probabilmente la maggior parte degli italiani vive in realtà più simili a quella cellamarese piuttosto che ad altre. L’espansione e l’assorbimento di nuovi elementi non può variare il senso globale di convivenza civile poichè tale senso si forma in un contesto nazionale. Probabilmente tra i presenti testimoni dell’aggressione di cui Maria ci racconta vi erano sia nuovi elementi della comunità che elementi derivanti dal nucleo originale…in ogni caso nessuno ha fatto nulla: tutti hanno mantenuto un comportamento omogeneamente atonico! Vi è quindi una responsabilità più grande e che scavalca il confine sociale della comunità ed arriva alla più ampia comunità di cui il paese è solo una piccola espressione: la nazione. Ma  se è vero che Cellamare è espressione di una più vasta comunità è anche vero il contrario. Se l’espressione globale è somma delle espressioni delle tante realtà simili presenti sul territorio allora la responsabilità di una singola comunità è enorme proprio in quanto il senso civico globale dipende dalla somma di tutte le realtà. L’episodio di cui Maria scrive non è singolo: non stiamo analizzando  un’eccezione! Quante volte si è ripetuto considerando tutte le comunità coinvolte nella formazione del senso civico globale? Quante volte all’interno di una stessa comunità? Quante volte un essere umano ha aggredito un altro essere umano compiendo tale aggressione come un lavoro attraverso il quale procurarsi un guadagno?  Quanti atonici passanti non hanno reagito? Tanti da far identificare tale fenomeno con una precisa sindrome: questo ci insegna Maria. Ma la sindrome è un insieme di sintomi che agiscono simultaneamente provocando una malattia; in campo sociale un malessere: un vivere male. Può esserci cura al malessere sociale? Credo di si: occorre prima di tutto interrogarsi sulle cause/sintomi che tale male hanno provocato. Educando i giovani ad un consumismo esasperato senza fornire poi i mezzi (leggi “lavoro”) per far fronte a tale consumismo non potrebbe portare alla voglia di soddisfare ad ogni costo i bisogni anche attraverso un’aggressione? Fino a che punto tali bisogni sono reali e non costruiti artificialmente attraverso un condizionamento operato dai mass-media? L’uomo continuamente bombardato da informazioni può faticare a distinguere una situazione reale da una irreale se quest’ultima non è compresa nel suo bagaglio culturale? Si può rimanere inermi di fronte ad un aggressione semplicemente perché si confonde la realtà con una rappresentazione della realtà? Cosa può fare la comunità per aumentare il senso civico globale? Le domande sono un invito ad usare questo sito/strumento per comunicare.

PS Grazie Maria: mi hai ricordato perché avevo iniziato a comporre il primo codice html di questo sito. Oggi non c’è più bisogno di quel codice e lo strumento è tanto perfetto da rendere ogni utente che lo desidera autonomo nell’inserimento di un articolo…proprio come hai fatto tu.   

 

A.N.   

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Gennaio 2012 16:11
 
FRATRES: I GIORNATA 2012 DONAZIONE SANGUE E TIPIZZAZIONE HLA IN SEDE PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria Ronchi   
Mercoledì 25 Gennaio 2012 10:48

Domenica 29 gennaio dalle ore 8.15 alle 11.30, sarà organizzata una RACCOLTA di SANGUE, presso la nostra sede, in piazza Risorgimento 1, ex scuola materna, ingresso lato cortile.

Prima del prelievo l'aspirante donatore dovrà compilare e sottoscrivere un questionario; sarà quindi sottoposto a visita medica da parte del medico del Centro Trasfusionale dell’ospedale Di Venere (misurazione pressoria, battito cardiaco e peso) e agli esami di laboratorio (prelievo emoglobina) previsti dal protocollo di legge per la tutela del donatore e del ricevente. Una volta ottenuto il consenso del medico, il donatore sarà sottoposto al prelievo.

La donazione ha una durata media di 5/10 minuti ed è assolutamente indolore. I risultati delle analisi eseguite saranno inviati direttamente al domicilio del donatore nel pieno rispetto delle norme della legge sulla privacy:
esame emocromocitometrico completo, transaminasi ALT con metodo ottimizzato, sierodiagnosi per la Lue, HIVAb 1-2 (per l'AIDS), HBsAg (per l'epatite B), HCVAb e costituenti virali (per l'epatite C), Conferma del gruppo sanguigno (AB0) e del fattore Rh. Alla prima donazione vengono determinati: ABO, Fenotipo RH completo, Kell, Ricerca anticorpi irregolari Anti-eritrociti, etc.

Il mattino del prelievo è preferibile essere a digiuno o aver fatto una colazione leggera a base di thè o caffè poco zuccherati. Le donne che hanno in corso la terapia anticoncezionale non devono sospenderne l'assunzione quotidiana.

Ricordo che la legge del 13 luglio 1967 n. 584 all'art. 1, stabilisce che i donatori di sangue e di emocomponenti con rapporto di lavoro dipendente hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l'intera giornata in cui effettuano la donazione, conservando la normale retribuzione per l'intera giornata lavorativa.

Per legge esistono intervalli minimi tra una donazione e l'altra a tutela della salute del donatore stesso: 
- ogni 3 mesi per gli uomini e le donne in menopausa; (possono dunque sottoporsi a prelievo anche i periodici che hanno donato il 30 ottobre);
- ogni 6 mesi per le donne in età fertile; 
- 1 mese tra una donazione di sangue ed una successiva donazione di plasma.

QUALCUNO STA ASPETTANDO DI TORNARE ALLA VITA SOLO GRAZIE AL NOSTRO GESTO DI ALTRUISMO.

SI RICORDA LA POSSIBILITA', IN CASO DI REALE NECESSITA', DI POTER INDICARE UN ORARIO DI PRENOTAZIONE.

VI ASPETTIAMO CON TANTE NOVITA' E CON LA POSSIBILITA' DI SOTTOPORSI A TIPIZZAZIONE HLA PER LA DONAZIONE DI MIDOLLO OSSEO, CON UN SEMPLICE PRELIEVO DI SANGUE (pari a meno di una provetta). VALGONO GLI STESSI CRITERI DI INCLUSIONE/ESCLUSIONE PER LA DONAZIONE DI SANGUE.

DONA SANGUE, DONA LA VITA.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 10:39
 
LA SINDROME GENOVESE AI TEMPI D'OGGI: storie di ordinaria omertà PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria Ronchi   
Martedì 17 Gennaio 2012 10:05
Il 13 marzo del 1964 la ventottenne Catherine Genovese ritornava a casa a piedi dopo una giornata di lavoro. Non c’era nulla di insolito in questo, se non che quella fu la sua ultima passeggiata, fu infatti pugnalata e assassinata da un aggressore sconosciuto dopo essere stata violentata.
Sebbene questi crimini non siano nuovi a New York, questo delitto scioccò ed ebbe ripercussioni sul mondo intero.
La storia, riportata da tutti i giornali, non si soffermava tanto sui particolari dell’omicidio, quanto sul fatto che di 38 testimoni che avevano assistito, nessuno, aveva chiamato la polizia durante l’aggressione.
Se ogni testimone avesse chiamato la polizia al momento in cui iniziò l’aggressione, quasi certamente Catherine Genovese sarebbe ancora viva oggi.
Il caso di “Kitty” Genovese (come fu chiamata dai mass-media) catalizzò le ricerche sullo studio del comportamento dei passanti e sulla loro inerzia nell’agire. Tale fenomeno è ormai noto come “Sindrome Genovese”, di cui psicologi e sociologi ancora discutono le cause.
Se ci capitasse di aver bisogno di aiuto, chi ci sta vicino lascerà che ci facciano del male o ci presterà soccorso?
L’interrogativo ancora attuale è: perché nessuno chiamò la polizia quando videro chiaramente che una donna innocente stava per essere uccisa?
Mi son fatta più volte la stessa domanda alla luce di quanto accade ai giorni d’oggi, agli eventi criminosi che stanno interessando da un pò di tempo il mio amato paese, e soprattutto a quanto avvenuto la scorsa settimana in piena piazza cittadina, tale piazza Don Bosco, e alle 12 del mattino. 
Mio padre, recatosi in banca per alcune operazioni di prelievo, sarebbe stato poi aggredito, picchiato e derubato, da due malfattori a viso coperto.
L’aggressione durata alcuni minuti, tra il dimenarsi nel tentativo di difesa e le urla di mio padre è passata sotto la completa omissione di soccorso da parte dei passanti, e da chi in quel momento era a pochi metri dal luogo del fatto.
Le invocazioni di aiuto sarebbero arrivate a circa 500 mt di distanza dall'aggressione, sarà poi raccontato da alcuni, "testimoni uditivi", ma che non hanno, comunque, scomodato la propria coscienza.
Certo è, che mio padre ne aveva di aria nei polmoni, nonostante la cordicella a cui porta sempre appesi gli occhiali stringesse sul suo collo.
Non chiedo, qui, atti di eroismo. Gli eroi, forse, non esistono più. Ma sarebbe bastata una semplice e tempestiva chiamata al 112 o al 113.

Volendo tener fede all’analisi condotta quasi 50 anni fa in ambito sociologico: "contrariamente alle aspettative comuni, maggiore è il numero di spettatori che guarda qualcuno in pericolo, più è bassa la probabilità che qualcuno si assuma la responsabilità di fare il primo passo per aiutare quella persona".
Le ragioni addotte per raggiungere queste conclusioni includono il fatto che gli spettatori vedono che nemmeno gli altri stanno aiutando, e credono che ci sarà qualcuno più qualificato per aiutare.

Semplice mancanza di senso di appartenenza alla propria comunità? Ignoranza pluralistica che porta il singolo a non intervenire se prima non l’abbia fatto l’altro? Diffusione di responsabilità o disimpegno morale, per cui ognuno si sente meno responsabile di dover affrontare l’emergenza, nella convinzione che qualcun altro possa intervenire?

Reagire o non reagire, questo il dilemma!

Tutto questo, alla luce di quanto accaduto, continua ad occupare i miei pensieri: come hanno potuto tutti quei testimoni ignorare le grida di aiuto?
Perché non hann fatto nulla?

Le grida inascoltate di Catherine, avvenute 50 anni fa e quelle di tante altre vittime, sono state vane, o questo ha fornito una lezione per chi si possa trovare in una situazione simile? La storia si è rivelata, maestra di vita?
Direi proprio di no. Allora penso a me, alla mia indole, alle situazioni di emergenza che la vita mi ha posto innanzi. A tutte le volte che ho teso incondizionatamente la mano, senza pensarci due volte. È stata la prima lezione di vita impartitami da mio padre. Perchè eroe non significa essere "Titani".

Eroe è, ai tempi d'oggi: "chi si butta intero nella mischia, chi sa sciogliere le riserve mentali, chi non ha paura di buttare tutto all’aria e di riedificare, chi non rifiuta di tornare sui propri passi, chi sfodera il sorriso nel mare in tempesta, chi scarta gli alibi, chi ti posa la mano sul braccio, chi crede che le cose potrebbero andare meglio, chi non scappa di fronte alle difficoltà, chi non teme di pronunciare verbi che non ha mai sentito né di tacere perché qualcuno ha già parlato meglio.

Credo, insomma, che gli eroi moderni siano quelli che sfoderano come arma micidiale il coraggio di vivere qui e ora, coscienti e partecipi".


Mi ritornano in mente le parole di un collega del mio papà, a cui riservo estrema stima,: “Maria, figlia di cotanto padre…..”. 
Oggi posso affermare, di esser diventata ciò che sono per merito e dedizione di un eroe. Poichè lui non non avrebbe lasciato inascoltate le urla di nessuno, perchè lui ha teso sempre la mano, perchè non è mai scappato di fronte a nessuna difficoltà.

E credo non serva neanche tanto esser "figlia d'arte" per aver un elevato senso di giustizia o di coraggio.
Forse lo si acquista solo quando tali avvenimenti non ci toccano da vicino? Voglio credere sia così.

Tuttavia, e alla luce di "questo poco", non mi sento di condannare alcuno. La natura umana ha anche il suo lato perverso. L’uomo è per inclinazione un animale sociale. Viene generato e continua a vivere in virtù dell’aggregazione. E l’aggregazione non sempre porta a forme pro sociali.

Mi sorge allora il dubbio, ma non è che siamo tutti un pò misantropi?
Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Gennaio 2012 12:37
 
Ok dall'ordine, l'unica farmacia resterà aperta anche di notte PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 16 Gennaio 2012 08:41

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 30/12/2012

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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 08:44
 
Natale 2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 28 Dicembre 2011 19:04
 
La Chiesa che non tace di Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo PDF Stampa E-mail
Scritto da AntonioNurra   
Venerdì 02 Dicembre 2011 08:21

Mercoledi 14 dicembre ore 18.30, il Presidio del Libro Cartesio in collaborazione con il Comune di Cellamare ospiteranno nella Chiesa S. Maria Annunziata Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, che presenterà il suo libro "La Chiesa che non tace".

Domenico Mogavero ha una per sonalità umana ed evangelica così poliedrica da spaziare con competenza, schiettezza, efficacia sui grandi temi che ci riguardano.

— Dionigi Tettamanzi

Oggi Domenico Mogavero è il vescovo che dalla Sicilia solleva un grido di protesta contro l’intollerabile situazione dei migranti, abbandonati sulle coste italiane in condizioni di tragica miseria. Ma questa è soltanto l’ultima delle sue battaglie. Da sempre infatti, fin dagli inizi del suo magistero, monsignor Mogavero si batte per i diritti degli ultimi, contro gli errori del Vaticano e la moralità di chi ci governa. Dall’impegno al fianco del cardinale Ruini alla presidenza del consiglio della Cei per gli affari giuridici, dall’attività presso il tribunale ecclesiastico alla nomina di vescovo della diocesi di Mazara del Vallo – territorio di frontiera alle porte dell’Islam –, qualunque fosse il ruolo ricoperto, monsignor Mogavero si è sempre rivolto al cuore delle persone, alla sua parte più combattiva e assetata di giustizia. Commentatore autorevole dei più scottanti temi d’attualità, dai rapporti tra Berlusconi e Gheddafi all’affare Boffo alle rivolte del Maghreb, le sue parole si stagliano sopra il coro degli epigoni, per dare voce a una Chiesa diversa, la Chiesa che non tace.

 
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