QUALCUNO MI HA SALVATO
L’ultimo dei miei 24 anni l’ho trascorso tra ospedale e istituti di riabilitazione. Nel giugno del 2006, in una tranquilla e calda giornata estiva, ero in moto con un mio amico. Stavamo andando al mare, come facevamo quasi tutti i giorni in quel periodo. Un attimo, una distrazione. Un impatto tremendo contro una vettura scaraventò me e il mio amico sull’asfalto. Di quell’incidente ricordo poco o nulla. Ricordo il dolore che ho accusato in quell’istante e la macchia di sangue lasciata sulla strada. Subii numerose fratture agli arti e il mio corpo era tutto escoriato. Inoltre persi tanto sangue. “Sei vivo per miracolo” dicevano i dottori mentre riprendevo conoscenza. Certo poteva andare peggio, l’impatto fu veramente violento. Sono pienamente consapevole che devo la vita alla bravura dei medici e degli infermieri che mi hanno preso in cura, ma soprattutto al sangue che qualcun altro ha donato. Sono stato quasi due mesi in ospedale. In questo arco di tempo sono entrato cinque volte in sala operatoria. Tutto era andato per il verso giusto. Uscito dal nosocomio, mi sono trasferito in un centro riabilitativo dove ho trascorso diversi mesi, circa otto. Durante il periodo della mia riabilitazione, vedevo e rivedevo la scena del mio incidente. Immagini sfuggenti mi trapassavano gli occhi: l’impatto, i soccorsi, i medici, il mio amico che per fortuna non aveva subito danni, l’odissea per ristabilirmi. Tutto mi passava davanti come i capitoli di un film che inconsapevolmente provavo a ricostruire. Ma un’idea mi sfiorava più di tutte: se non avessi ricevuto quel sangue non avrei riabbracciato i miei cari. Qualcuno mi aveva salvato. Non so chi si sia prodigato per me, ma quel gesto compiuto da una persona per me sconosciuta mi ha ridato la vita. Ora sto bene, ringrazio Dio e tutti coloro che mi sono stati vicini che mi hanno aiutato a rinascere. Ma da quel maledetto giorno ho preso una decisione: dono sangue.
Lo faccio con la Fratres, associazione presente sul territorio e che promuove la donazione del sangue a 360 gradi. Lo faccio per gli altri, come gli altri lo hanno fatto per me. Nonostante abbia subito quel grave incidente, quella della moto resta la mia passione più grande. Amo anche gli sport estremi, pericolosi. Tante volte non sono stato prudente, dopo l’incidente che mi ha ridotto in fin di vita lo sono di più. Mi sono spaventato, sono morto, grazie ad uno sconosciuto sono rinato. So che ci sono difficoltà a trovare sangue, periodicamente do il mio contributo ma dico a tutti:
“Non c’è abbastanza sangue. Ragazzi, diamoci tutti una mossa”.